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Capitolo 1 – La cassetta postale #257

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Capitolo 1 – La cassetta postale #257

Una sirena di allarme rosso diffonde il suo suono assordante per tutti i reparti della Lapponia Express! Con il Natale ormai alle porte, ci mancava solo un’emergenza all’ultimo minuto… Ma tanto alla fine già si sa a chi toccheranno le gatte da pelare! 

Ecco a voi il primo capitolo di “Un Natale stellare per Rennato!”, buona lettura!

 

Allora era vero.

Si era assentato solo per una capatina al bagno ed ecco che succedeva il finimondo. L’intero quartier generale della Lapponia Express si era acceso come un albero di Natale e gli allarmi erano scattati finanche al cesso. Come ovvio, aveva suonato anche il suo cercarenne; il messaggio era stato breve e drammatico in perfetto stile Donato: ‘Ossantarenna, corri!’.

 

 

 

In prima battuta aveva pensato che quel vecchio panzone del Babbo avesse preso una sdrucciolata e fosse affondato con le sue grandi chiappone nel pavimento, ma poi aveva riconosciuto il suono dell’allarme. Era da tanto che non lo sentiva, aveva quasi finito col dimenticarlo; ma come si poteva dimenticare quel trapano ambulante del Segnale Natalizio Galattico, composto da un mix improbabile degli ‘Oh, oh, oh!’ di tutti i Babbo dell’universo?

E così, quella risatona che alternava suoni baritonali a versi alieni irripetibili era stata sparata dagli altoparlanti del quartier generale, dentro e fuori, all’ultimo piano e in cantina, in sala grande come nei ripostigli. Dalle fabbriche di giocattoli alle cucine, tutti si erano fermati e poi si erano radunati nella sala grande, dove aspettavano che il Babbo arrivasse con la notizia.

Quando Rennato era accorso, Cometa non faceva che chiedere a destra e a manca se qualcuno già sapesse, Ballerina volteggiava sulle punte in preda alla felicità, Saltarello picchiettava a terra lo zoccolo con impazienza perché odiava aspettare, Fulmine stava già pensando a come sarebbe stato il tempo per la tratta fuori porta che si profilava all’orizzonte, Freccia si lamentava che ci stavano mettendo troppo tempo e il tempo era denaro e il denaro erano giochi che non sarebbero stati costruiti e possibilechenessunopensassealfatturato?!, Ruldof la prendeva troppo alla leggera con la spavalderia da leader e Cupido cercava di rabbonire tutti, facendosi aiutare da Donnola. Donato, infine, sarebbe arrivato col Babbo, portando con sé la grande notizia.

«Rennato, hai sentito?» Ballerina non faceva che piroettargli attorno, sbattendo le ciglia e scrollando porporina dalle corna. «Il Segnale Natalizio Galattico è risuonato dopo anni e anni!»

«Avrei potuto non udirlo? Dico, avrei mai potuto?»

«Chissà chi sarà? Chissà cosa vorrà? Lalalà!»

«A breve lo sapremo. E intanto potresti fermarti? Mi gira la testa!» Rennato si tenne la fronte attorno alla quale svolazzavano tante piccole Ballerina con tutù. Le scacciò con una manata e queste sparirono in una pernacchia di porporina.

 

 

 

«Ah, spero sia a breve davvero!» Freccia controllava i libri contabili tramite il tablet. «Sapete quanto stiamo perdendo in entrate? Circa diciassette dollari di neve e sette centesimi. Otto. I soldi, signori! I soldi! Nessuno pensa che senza soldi non si pagano gli stipendi? Mica si lavora gratis! Altrimenti come compriamo il cibo per la mensa, i materiali dai fornitori, il caffè per gli elfi! Chi avrebbe il coraggio di dirgli che non ci sono abbastanza fondi per il loro prezioso caffè? Tu, per caso? Io non ci penserei nemmeno morto!»

«Freccia, Freccia! Scialla, ‘deer.» Cupido allargò le braccia. «Rilassati, sono solo pochi minuti. Vedrai che l’ammanco lo recuperiamo in un attimo appena Babbo e Donny-boy ci diranno cosa bisogna fare. Guarda invece cos’ho qui per te!» La renna tracciò un cuore con gli zoccoli e Donnola lo imitò, affiancandolo con il suo sorriso tonto. «Dammi tre parole, bro

«Tempo, denaro, tasso di cambio?»

«Sole, cuore e amore, ‘deer! Amooore!» 

Cuori rossi si liberarono dalla forma, come giocose bolle di sapone, e a nulla valsero i tentativi di Freccia di provare a disperderli, tanto che alla fine si rassegnò a sentirseli scoppiare addosso. La pelliccia tempestata di porporina rossa e gli occhi stretti a fessura verso un entusiasta Cupido che non faceva che strizzargli l’occhio con complicità.

Facendo brillare il naso rosso, Rudolph attirò l’attenzione del gruppo. «Ragazzi, non fasciamoci le corna prima del tempo. Di qualsiasi cosa si tratti, la risolveremo di certo. Fidatevi di me, ci penserò io.»

«Perché hai già qualche idea? Babbo ti ha detto qualcosa? Donato ha mandato un messaggio? E perché non l’ho ricevuto? E voi l’avete ricevuto? Di che si tratta?»

«Per tutti i fiocchi di neve, Cometa, piantala! Mi stai ansiando!» Fulmine sgrullò il capo e grattò con i dentoni la parte inferiore del muso. «Ecco, ho perso il filo. Stavo tracciando una statistica delle possibili rotte per lasciare la Terra ed evitare le tormente. Dovrò rifare da capo.»

«Scusa…» 

Rennato, braccia conserte, guardava tutti. L’unico che non stava dicendo nulla, ma seguitava a scavare con lo zoccolo, era Saltarello. Poche parole e più fatti era il suo motto, per questo tra loro andavano particolarmente d’accordo. Certo, era un tipo che non conosceva mezze misure quando arrivava il momento, ma comunque…

In generale, Rennato non poteva dare del tutto torto a Freccia, soprattutto sulla questione caffè ed elfi. Quelle specie di faine dalle orecchie a punta erano intrattabili. Stachanovisti, per carità, ma non si mangiavano una risata nemmeno a pregarli. Non con gli altri, almeno, mentre tra loro tendevano a fare accesa comunella. E sempre con quegli immancabili bicchieri di caffè tra le mani. Sempre. A tutte le ore. Anche lì, che erano stati radunati in sala grande in tutta fretta, avevano comunque trovato il tempo per fermarsi alle macchinette a prenderne uno.

«Ehilà, Rennato. Come fiocca?»

Sentendosi chiamare, la renna abbassò il capo e accanto a una zampa c’era Bjugn-… Bjungna-… Biunek-… maledetti elfi e i loro nomi da Scarabeo!

«Manolesta.»

L’elfo afflosciò le spalle e lo guardò dal basso con occhi stretti e rassegnati. «Bjúgnakrækir.»

«Che vuol dire ‘arraffa salsicce’. Non pensi che Manolesta sia più artistico?»

«Non li imparerai mai.»

«Non mi pagano abbastanza per quello.»

«Caffè?» L’elfo gli porse, manco a dirlo, la tazza di cartone con il logo della Lapponia Express: una rappresentazione stilizzata della Stella d’Argento, loro che la trainavano e il Babbo. Il nasone rosso di Rudolph era in primo piano; la renna capofila ne andava fierissima.

«No, mi fa acidità.»

«Più di quella che già hai?» La risata di Manolesta era un gorgoglio che graffiava la gola e più che essere sonoro, sembrava stesse soffocando o, in alternativa, che stesse per sputare uno scaracchio. «Che ne pensi di quest’adunata? È stata inaspettata.»

«Quanti anni erano che non suonava quella sirena?»

«Be’, se tieni conto che Stekkjarstaur e Hurðaskellir non erano ancora sposati e che Hrísgrjóneldavél è nata un paio d’anni dopo…»

Rennato sentiva le lettere dell’alfabeto rimescolarsi come in un frullatore, mentre Manolesta diceva nomi su nomi e lui non aveva idea di chi diavolo stesse parlando. Era come avere una ventina di consonanti e due vocali e poi fare tutte le combinazioni possibili. 

«…quindi, insomma, dopo che Froskar è passata a miglior vita, direi parecchi.»

«Come immaginavo.»

«Ah, ma te lo dico io: ci faranno fare gli straordinari. Già me lo sento. È sempre stato così quando arrivavano letterine extraterrestri.»

«Chissà, magari hanno solo sbagliato indirizzo.» Rennato, sotto sotto, nei falsi allarmi ci sperava sempre, perché tanto lo sapeva come sarebbe andata a finire. Quando c’erano le grane natalizie, chi finiva col pescare la pagliuzza più corta anche quando non c’erano pagliuzze da pescare? Chi finiva con l’accollarsi il problema a dispetto di quanto a Rudolph piacesse dire ‘ma ci penso iiio, ma lo faccio iiio’? Chi, in nome di tutti i fiocchi di neve della Lapponia, finiva per sacrificarsi per la patria?

«Voglio ben sperare, o questa volta nessuno mi fermerà dall’andare da-»

«No! Non dirlo!»

«Certo che lo dico! Chiamerò di sicuro quelli del-»

«No, non farlo!»

«Lo dico e lo faccio invece! Chiamerò il…»

«No! Per carità!»

«…sindacato!»

«Caro amico vicino e lontano! Siamo qui per darti una mano! E se in noi confiderai, diritti più equi avrai.»

Rennato alzò gli occhi al cielo. 

Il Sindacato non era un ente, ma una creatura a sé, viva, pensante e – purtroppo per lui – parlante. Bastava nominarla – come in quel momento, ad esempio – per farla comparire dal nulla, meglio del bat-segnale. Il Sindacato era questo nugolo di elfi in doppiopetto rossi e fascetta attorno alla fronte che si muoveva compatto al primo richiamo. Il problema? Parlavano in rima! Come si poteva parlare in rima tutto il santo giorno?

Rennato si chiese per l’ennesima volta se fosse l’unico a trovarlo snervante, perché nessuno sembrava essersi mai lamentato.

Ad ogni modo, prima che attaccassero a discutere, ecco che Guanciadiburro, amico del Babbo di vecchia data, prese a scampanellare forte da sopra il palchetto sul quale anche il vecchio sarebbe salito per comunicare la notizia ormai piuttosto chiara. Difatti, poco dopo il Babbo dondolò come un birillo per raggiungere il microfono.

«Oh, oh, oh!» rise e ‘oh, oh, oh’ risposero tutti.

Non indossava ancora la divisa d’ordinanza, perché come ogni anno era in sartoria per qualche ultimo ritocco – o, meglio, questa era la scusa che il vecchio usava sempre pur di non ammettere di averla fatta allargare un altro po’. E quante volte Rudolph gli aveva suggerito di farsene cucire una nuova? Eh, ma il vecchio… L’età era una brutta bestia. Aveva quindi dei pantaloni di tweed, una camiciona di flanella a quadri e le bretelle con stampate delle castagne. 

Sulle labbra indossava un sorrisone smagliante, inconfondibile anche sotto alla barba bianca lunga e folta. Indietro di un passo, Donato reggeva un tubo di ultraglass – quelli con cui mandavano la corrispondenza spaziale, perché con i postini stellari non si poteva mai sapere, perdevano e rompevano sempre tutto! – ed era visibilmente emozionato. 

«Cari amici. Tutti sappiamo in quale momento dell’anno ci troviamo. La corsa al Natale è entrata nel suo momento clou e ognuno sa cosa deve fare affinché la macchina della felicità funzioni alla perfezione. Le nostre duecentocinquantasei cassette postali sputano lettere di continuo! Migliaia sono i desideri dei bambini che aspettano di essere soddisfatti. Milioni!» Il Babbo agitò i pugni, le guance rosse come ciliegie per la foga. Tirò su gli occhialetti e un’altra emozione, ancora più forte, brillò nelle sue iridi azzurre. «Ma quest’anno… oh, oh, oh! Quest’anno abbiamo avuto un piccolo miracolo in anticipo. Avete capito di cosa sto parlando, il segnale lo avete sentito. Ebbene, sì, dopo anni di silenzi… la cassetta duecentocinquantasette, la cassetta della posta intergalattica, ci ha recapitato una lettera. Non volevo neppure crederci nonostante avessi sentito l’allarme proprio come tutti voi. Poi, il caro Donato ha bussato alla mia porta.» 

Babbo Natale si fece da parte e allargò un braccio verso la renna postina, invitandola ad avanzare.

 

 

 

Dal tubo di ultraglass, Donato sfilò un foglio olografico a forma di rombo che rimase sospeso sul palmo dello zoccolo. Era traslucido, di un bel colore smeraldo che cambiava a seconda di come veniva spostato.

«Questa è la letterina del piccolo Llyxx, dal pianeta NokNok nella Galassia di Andromeda. E ci ha chiesto un regalo. A noi! I terrestri! Non è meraviglioso?»

Rennato osservò come tutti sgranassero gli occhi carichi di meraviglia per quell’evento che era divenuto più unico che raro nel corso degli anni. Anche lui, un po’, ma molto poco e molto in fondo, era emozionato, solo che il suo sesto senso da renna, che pizzicava sulla punta del corno sinistro, gli diceva di non cantare vittoria troppo presto, perché da qualche parte sarebbe spuntata anche la fregatura.

«E ora, miei cari amici, noi ci impegneremo per soddisfare il desiderio di questo bambino! Le relazioni intergalattiche sono importanti, ma più di tutto è importante la felicità. Andiamo a distribuire gioia!» Babbo Natale spalancò le braccia e scatenò un tripudio di tazze di caffè alzate e grida e mani agitate come nemmeno al concerto di una rockstar. Gli parve di veder sventolare anche un reggiseno in mezzo a tutti quei cappelli con sonaglio.

«Donato mi ha appena scritto che il Babbo vuole vederci nel suo ufficio», disse Rudolph, mentre smanettava in fretta con il cicalino per rispondere alla renna postina. «Dobbiamo preparare un piano di consegna speciale.»

«Ecco, e lo sapevo io…» borbottò Rennato, a braccia conserte. Chissà perché era convinto che la fregatura fosse proprio lì.

 

 

Continua…

Mattoni Gialli
Mattoni Gialli

Il blog di due sorelle, una scrive, l'altra disegna. Entrambe amano i libri e un morbido cane giallo :)

4 Comments
  • Avatar
    Mario Forte

    Primo capitolo molto bello e divertente, non vedo l’ora di leggere il secondo!

    6 Dicembre 2019 at 14:17 Rispondi
    • Tamina
      Tamina

      Arriva, arriva!! 😀

      10 Dicembre 2019 at 18:24
  • Avatar
    Renato Quinzio

    Mi piace! Quel Rennato fa bene ad essere diffidente…

    6 Dicembre 2019 at 15:26 Rispondi
    • Tamina
      Tamina

      troppe affinità tra voi Ren(n)ati xD

      10 Dicembre 2019 at 18:26

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