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Capitolo 2 – Missione: Natale Stellare

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Capitolo 2 – Missione: Natale Stellare

Una letterina da una galassia lontana non la si vedeva da secoli e il team della Lapponia Express si rivela ben poco preparato a far fronte a quest’evento… Ma il Babbo ne sa una più della Befana! E a Rennato non rimane che seguirlo nei suoi bislacchi piani galattici!

Pronto per voi il secondo capitolo di “Un Natale stellare per Rennato!”, buona lettura!

 

«Dunque, la galassia di Andromeda… la galassia di Andromeda… vediamo…»

Fulmine, gli occhi stretti e il muso praticamente incollato alla grande mappa stellare, stava cercando di individuare la loro destinazione.

Erano tutti nell’ufficio del Babbo e ciascuno aveva preso posto. Il grande capo restava sprofondato nella poltrona girevole dietro la pesante scrivania in legno a sorseggiare del tè fumante, mentre nel camino scoppiettava un caldo fuocherello.

Rudolph aveva una chiappa sulla scrivania e tutte le altre renne erano sparse per l’ufficio tra poltroncine e divanetti. Cupido aveva le zampe distese sulla spalliera e occupava quasi due posti da solo.

Rennato si era invece ritagliato un angolino, proprio nello spigolo del caminetto, in cui restare a braccia conserte e spalla poggiata al muro – oltre che a godere del tepore della fiamma.

«Duemilionicinquecentomilaeeeeeh?!» Fulmine strinse la bocca e si girò a guardare tutti loro. «Signori, è troppo lontano. Come speriamo di coprirla una distanza così? Dovremmo trovare il pianeta NokNok in mezzo a un trilione di stelle? Non ci riusciremo mai.»

 

 

«Ah, ‘deer! Non abbiamo nemmeno scaldato i motori della slitta interstellare che già molli? Almeno dacci il tempo di arrivare ad allacciare la cintura a Orione prima di gettare la spugna.» 

Per una volta, Rennato fu d’accordo con l’eccessiva rilassatezza di Cupido.

Fulmine strinse gli occhi. «Non si tratta di ‘mollare prima di tentare’ si tratta di matematica. Sono due milioni e cinquecentomila anni luce! Non è come fare la PoloNord-PoloSud!»

«E allora che ce l’abbiamo a fare una slitta interstellare? Scialla.» Cupido scrollò il capo e le treccine di pelliccia dondolarono facendo tintinnare i campanelli appesi.

«A proposito della slitta…» Con il notepad sempre a portata di zampa, Freccia avanzò adagio. La punta dello zoccolo indicava un po’ a turno ciascuno di loro. «Vi ricordate, vero, che avremmo dovuto cambiarla svariati anni fa?»

«Non è stato fatto?» Il Babbo parve cadere dalle nuvole.

«Certo che no. A ogni bilancio è stato detto che era una spesa inutile, perché non ricevevamo più posta galattica. I soldi sono stati impegnati per le scorte di caffè.»

«Ah. Dannati bonbon con le orecchie a punta…» grugnì Rennato. «Dovrebbero disintossicarsi dalla caffeina.»

«Ci costerebbero troppo di rehab», fece presente Freccia alla fine di un rapido calcolo.

«E be’, compriamola adesso.»

«Con quali soldi, Babbo?! Rientriamo giusti giusti con il bilancio. Che credete? Anche qui c’è la crisi!»

Il vecchio afflosciò baffi e spalle, mentre si lisciava la lunga barba bianca.

«E allora che facciamo? Eh? Che facciamo!» Donato stava già entrando in panico, ma Freccia si limitò a fare spallucce.

«La metteremo a bilancio per il prossimo anno.»  

«Sì, ma ci serve adesso!» squittì Ballerina. «Abbiamo un regalo da consegnare e non si è mai visto che Babbo manchi una consegna! Non vorrei dirvelo, ma sull’ultimo numero di Christmaspolitan non ci facevamo una bella figura. Siamo sul fondo nella classifica delle spedizioni spaziali, le altre filiali natalizie ci prendono in giro!»

«E si vede che da loro non c’è la crisi», recriminò Freccia.

«Ragazzi, ragazzi!» Rudolph attirò l’attenzione balzando giù dalla scrivania e raggiungendo il centro della stanza. «Non importa quello che dicono gli altri, noi dobbiamo solo pensare alla felicità di questo piccolo amico. Ci ha chiesto un regalo e glielo daremo a qualsiasi costo. Non saremo blasonati come la JupiterXmasService, ma siamo di parola ed è quello che conta. Quindi, per questa volta, ci arrangeremo e toglieremo un po’ di ruggine dalla nostra vecchia slitta stellare. Che ne dite?»

Non che si potesse fare altrimenti, così bene o male si ritrovarono ad annuire alle parole di Capitan Ovvio dal naso rosso, ma Rennato spostò lo sguardo su Fulmine, l’unico che si era astenuto dal dare la sua approvazione.

«Sì, ma avete capito cosa ho detto? Sono due milioni, dico due milioni, di anni luce! E noi sapete con cosa dovremmo viaggiare?» Alla domanda retorica, abbandonò la mappa stellare per raggiungere la lavagna e tirare verso il basso la cartina del Calendario dell’Avvento quel tanto che bastava per far partire il riavvolgibile. Il Calendario venne risucchiato in un attimo e al suo posto comparve una vecchia foto di repertorio che li ritraeva tutti accanto alla slitta stellare.

Ossantarenna!, esclamò Rennato tra sé. Certo che ne erano passati di anni. All’epoca, Ballerina era ancora nella sua fase da tip-tap e aveva quelle scarpette nere agli zoccoli che rimbombavano per tutta la sede della Lapponia Express. Per non parlare di Cupido e il pelo da hippy, liscio e lungo, pieno di fiorellini. All’angolo, con le braccia conserte e il broncio d’ordinanza, Rennato vide con un certo orgoglio che non era cambiato poi tanto – o, in alternativa, che era invecchiato bene.

L’esclamazione generale, comunque, fu un ‘ew’ nel riconoscere il catorcio che trascinavano.

«Oh, la vecchia Baleno900…» sospirò il Babbo con malinconia. «Quanti ricordi. Ne abbiamo attraversate di galassie, insieme.»

«Esatto: Baleno900. Lo sai adesso a quale modello sono arrivati?»

«SpeedyFlyerRingDingDong-HV9000», disse Freccia dopo aver sfogliato in fretta le pagine internet del pad. «Da zero a mille anni luce in un petosecondo. Quattro booster posteriori, scocca in duralluminio alleggerito, cupola in ultraglass temperato, tute da renna in polirex resistente, traspirante e deodorante. Oh, e un serbatoio per il NOS interstellare.»

«Boom!» Cupido agitò gli zoccoli. Fulmine invece se li batté sui fianchi.

«Ecco, è di questo che parlavo. La Baleno non è buona nemmeno per offrire un cambio d’olio a una SFRDD-HV!»

«Sembra il codice fiscale di un elfo…» Rennato sogghignò e Fulmine lo guardò male.

«E allora cosa dovremmo fare? Lasciare perdere? Non consegnare il regalo?»

«No, no, no! Questo non esiste che avvenga.» Babbo si alzò in piedi dandosi la spinta con le mani. La poltrona dondolò pericolosamente e, secondo Rennato, tirò addirittura un sospiro di sollievo. Raggiunse Rudolph e gli poggiò la mano sulla spalla. «La consegna verrà fatta, è questo il nostro compito. Portare la felicità. Come potrei dormire sapendo di non aver fatto felice un bambino? Sono troppo vecchio per immaginare la sua delusione e non farmi spezzare il cuore.»

«Oh, pace, daddy!» Cupido lanciò un cuore di porporina al Babbo che lasciò che gli si stampigliasse sulla barba. 

«Dobbiamo solo organizzarci e metterci il doppio dell’impegno. Fulmine, quanto ci impiegheremmo per andare e tornare da NokNok spingendo Baleno alla massima velocità?»

La renna sbuffò e con gli incisivi grattò il labbro inferiore per concentrarsi meglio. La lavagna che spuntò da dietro la vecchia foto – anche questa arrotolata a tendina – venne riempita in fretta di scritte e calcoli in ogni ordine di spazio, e poi cancellò i conteggi vecchi per far posto ai nuovi. 

«Spingendola al limite – e lasciando qualche pezzo nello spazio – direi almeno dieci giorni.»

«Natale è tra quattro.» Donato si portò lo zoccolo alla fronte e si guardò attorno sull’orlo delle lacrime. «Non ce la faremo mai…»

«Ce la faremo», Saltarello si scostò dalla vetrata, dove era rimasto a fissare la neve che cadeva in fiocchi grossi come ciuffi d’ovatta, e fece girare tutti. Non si erano aspettati un suo intervento ora che stavano ancora decidendo. Di solito interveniva alla fine, quando era il momento di mettersi in moto; con le sue spalle squadrate e quel palco di corna imponente dettava i tempi come fossero tante formichine operaie e non di certo renne. «Se guiderò io.»

Per sottolineare che non stava scherzando, scavò al suolo con lo zoccolo. Ma Babbo Natale alzò una mano con fermezza. «No, Saltarello. Ho bisogno di te alla slitta principale.»

«E allora come facciamo? Se non possiamo moltiplicarci, possiamo però dividerci? E chi andrà dove? E come la mettiamo con la distanza? E con la potenza? Baleno non ce la farebbe, come raggiungeremo NokNok? Ci toccherà consegnare il regalo per Capodanno? E quando arriva Natale su NokNok? Il fuso orario l’avete considerato?»

«Cometa! Cometa! Con calma, una domanda alla volta!»

Come sempre, la più veloce tra tutte loro era anche la più veloce a parlare e, anche se involontariamente, aveva messo un sacco di interrogativi interessanti sulla strada di quella consegna che si presentava estrema – se non impossibile. Ma Rennato, in tutto questo, aveva captato qualcosa che gli fece tendere le corna. L’odore, l’odore della fregatura saliva ed era bello bruciato.

«Per come fare penso di avere un’idea, ma saremo davvero con i tempi strettissimi, quindi, sì… temo che dovremmo dividerci. Ma mentre Baleno può essere sistemata anche per un equipaggio ridotto, Stella D’Argento no, ha bisogno che a trainarla ci siano almeno nove renne a fronte delle dieci previste.»

Ed ecco che il bruciato veniva allo scoperto e prendeva fuoco: qualcuno si sarebbe dovuto sobbarcare l’onere di quella consegna sgangherata in un’altra galassia, con addirittura un trabiccolo come la povera vecchia Baleno900 che sperava solo di poter andare in pensione. E lui, quando si trattava di ‘qualcuno deve fare qualcosa’, chissà perché finiva subito in pole position

Rennato alzò lo sguardo al cielo e aspettò il momento in cui il suo nome sarebbe di colpo divenuto il più gettonato sulle labbra di tutti.

«Non devo essere io, vero?!» Donato si strinse spasmodicamente al petto il tubo con la letterina proveniente da quel pianeta dimenticato dagli dèi delle galassie. «Io sono postino! Ho da racimolare ancora tante letterine fino all’ultimo giorno utile, non posso assentarmi!»

«E io devo lasciare la scia. Chi la lascerebbe al posto mio, se no? Nessuno può farlo tranne me, giusto? Dopotutto mi chiamo ‘cometa’ per un motivo. Quindi non devo andare, vero? Vero? Vero?»

«Vero, Cometa, vero! E neppure io posso andare, altrimenti chi vi traccerebbe la rotta migliore per consegnare tutto per tempo?» Fulmine incrociò le braccia al petto. «Senza contare che su quell’affare non ci salirei manco morto. Ci tengo alle mie corna.»

«Brooo, io ci andrei, ma poi dovrei portare anche Donnola. Lo sapete che mi segue ovunque.»

E infatti, mentre Cupido parlava, la renna più giovane e più timida, bianca come la neve, si era già nascosta dietro il loro love-dispenser, infilando la testa sotto i rasta che ne componevano il manto.

Chi rimaneva, quindi? Se anche Saltarello era stato escluso perché serviva per dare i tempi alle altre restavano in pochi. In quattro, per la precisione.

«Dico, non vorrete mandare una signora da sola, spero. Sarebbe molto scortese!»

Tre.

«E io devo tenere il conto delle spese. Se non ci fossi, voi vi fermereste a ogni distributore per fare man bassa di snack! Abbiamo un budget preciso, e devo assicurarmi che non lo sforiate. Già il carburante per la Baleno900 ci costerà una fucilata.»

Due.

Rennato guardò Rudolph. Un’occhiata intensa tra la capofilapensoatuttoio e lui, che era solo la renna d’accompagno alla fin fine, senza un ruolo indispensabile nel traino della Stella d’Argento, quanto un perfetto tappabuchi. Era piuttosto chiaro a chi sarebbe toccato l’ingrato compito. Chiarissimo.

«Non mi va», brontolò, anticipando il Babbo e Capitan Ovvio con piglio battagliero.

«Eddai! Non fare il musone come al solito, lo sai che sarei andato io!»

«No che non lo so, visto che non toccano mai a te le grane da sistemare!»

«Ma come faccio? Sono la capofila! Devo illuminare la strada. Lo sai che disastro sarebbe se la Stella d’Argento si perdesse nella nebbia o nelle nuvole. Dopotutto, non ho mica chiesto io di avere questo bel naso luminoso.»

«Oh, certo, come se ti dispiacesse, ci credo proprio.»

«Vuoi fare polemica? È una consegna importante!»

«Se lo è così tanto, perché non vai tu su quel trabiccolo ambulante che solo gli dèi sanno se non mi scoppietterà da sotto agli zoccoli?! E se mi perdessi nello spazio siderale? Oh, ma certo, pensate alla felicità di un marmocchietto verde con un occhio solo e non alla mia incolumità!»

«Rennato…» il Babbo prese un profondo sospiro che gli gonfiò ancora di più il pancione.

«Un corno! È sempre così che finisce! Gli altri fanno i danni e a me tocca riparare!»

«Ma perché sei la renna tuttofare. Chi altri potrebbe occuparsene? Sei il nostro problem solving

Lui mugugnò, infossando il collo tra le spalle. La mettevano giù carina, usavano paroloni inglesi perché faceva fashion, ma la realtà era molto più terra terra.

«Non vorrai mica che ti metta nella lista dei cattivi, quest’anno?»

Rennato spalancò la bocca. «Cooosa?! Questo è giocare sporco!»

«Cerco solo di farti ragionare. Su, sii buono.”

«E se la slitta avesse un guasto e io mi perdessi nello spazio?!»

«Non ti perderai e non ci saranno guasti perché non sarai da solo. Vedrai, viaggerai con i migliori.»

Eppure, chissà perché, nonostante il Babbo stesse sorridendo e avesse quel pollice in alto tutto contento, Rennato pensò che stesse per finire dalla padella nella brace.

 

«Suvvia, suvvia. Per quanto ancora vorrai tenermi il broncio?»

Per tutta risposta, Rennato girò il viso di lato. Lui e il Babbo stavano camminando per i corridoi della Lapponia Express diretti agli hangar delle slitte. Babbo Natale aveva già dato disposizione agli elfi che la Baleno900 venisse preparata alla partenza.

“Chi è stato così cattivo da meritare di lasciarci le corna nello spazio?” aveva ribattuto uno degli elfi, senza sapere di essere in vivavoce, e questo non aveva di certo migliorato l’umore di Rennato, già sotto gli zoccoli.

«Per tutto il tempo che sarà necessario, e anche oltre se ne avrò voglia. Te lo terrò fino a Capodanno – semmai tornerò per vederlo – o addirittura fino all’Epifania! Stai a vedere se non mi salto il Natale, quest’anno…» masticò le ultime parole quasi senza aprire la bocca.

«E come puoi perdertelo se, invece, proprio di questo Natale sarai protagonista? Non è mica cosa che capita tutti gli anni di avere una missione in solitaria. In verità, non ne ho mai assegnate a nessuno. Tu sei il primo.»

«Il solito fortunato.»

«Certo che lo sei.» Babbo Natale si fermò poco prima di entrare nell’hangar-04. La mano appoggiata al maniglione antipanico rosso, con gli altoparlanti che soffondevano un tenue ‘Jingle Bell’. «Hai dimenticato com’era viaggiare nello spazio, quando la Baleno900 era l’ultimo ritrovato della tecnica interstellare? L’universo non era mai sembrato tanto sconfinato e allo stesso tempo tanto vicino. E quante creature incredibili abbiamo incontrato.»

«Io ricordo che faceva freddo, il cibo spaziale era pessimo e non ci si poteva neppure fermare per fare pipì. Il solo pensiero di dover indossare una tuta con sacchetto incorporato mi fa venire da piangere.»

«Oh, oh, oh!» rise Babbo Natale tenendosi il pancione con entrambe le mani. «Quelli sì che erano tempi grezzi e rudi, mica tecnologici come adesso. Ti davano soddisfazioni che non avresti immaginato. Ma le cose sono cambiate e sono certo che il livello di comfort sia balzato… alle stelle!»

«Non con la Baleno900, che è rimasta un catorcio! E ancora non mi hai spiegato come farò ad arrivare in tempo!»

«Lo stai per scoprire.» 

La barba del Babbo si sollevò, indicando che aveva sorriso, e l’inquietudine fece capolino per ricordargli di tenere alta la guardia.

Rennato vide la slitta verso le porte dell’hangar amplissimo, all’interno del quale erano parcheggiati i modelli precedenti della Stella d’Argento. Babbo andava particolarmente fiero della sua collezione e la renna era convinta che lo fosse anche della vecchia Baleno.

Baleno che si presentò davvero il catorcio che ricordava. Già da lontano si vedeva dove la vernice era saltata e dove c’erano alcune ammaccature in seguito all’impatto con piccoli meteoriti. Ma più di tutto, ciò che saltò agli occhi di Rennato furono i due loschi figuri che stavano già animatamente discutendo. La loro voce veniva amplificata dal vuoto della rimessa.

 

 

«Certo, ragazzino. E tu vorresti farmi credere di essere un genio della navigazione?»

«Dopo anni e anni di lunghe migrazioni, io sono riuscito a trovare il modo di accorciare la traversata di ben dieci giorni! A quella tratta hanno addirittura dato il mio nome!»

«Pensi che questo possa fare colpo su di me? Io conosco un metodo per il quale potresti ridurre il tempo di viaggio addirittura di settimane.»

«Settimane? E come potrei farlo? Volando?!»

«Visto che lo sai anche tu?»

«Ma noi non voliamo!»

«Sì, vi siete evoluti un po’ male, è vero», concluse l’altro, poi bevve un lungo sorso dall’immancabile bicchiere di caffè.

Perfetto. 

Di male in peggio.

Perché se quello era il suo ‘equipaggio’, l’umore di Rennato era pronto a farsi funereo.

Accanto alla Baleno900 c’erano un elfo e un pinguino. 

E tra quanto sarebbe spuntato Rudolph per dirgli che era su Candid Camera?

«Skrúfaðubolta, Peewee. Grazie per aver risposto prontamente alla chiamata.» Babbo Natale aveva allargato le braccia e rivolto loro il suo più caloroso sorriso.

«Sempre agli ordini, capo!» 

Il pinguino – di sicuro Peewee, secondo Rennato, perché era prerogativa degli elfi avere nomi tirati fuori a caso dalle lettere avanzate a una partita di Scarabeo. Nessuno gli toglieva dalla testa la convinzione che lo facessero per farsi odiare ancora di più – scattò sull’attenti, portando una pinna alla fronte, dove i ciuffi biondi delle creste sparavano dappertutto.

L’altro, invece, era la fotocopia dei mille bonbon che popolavano la Lapponia Express: gambine come grissini, berretto di lana stranamente senza punta né campanelli, baffo bianco a ricciolo e una chiave inglese grossa quanto lui caricata sulla spalla. Invece della solita divisa d’ordinanza – calzamaglia, cintura, maglia o gilet – aveva una salopette rossa sotto la quale spuntava una camicia a quadri bianca e verde, simile a quelle che il Babbo indossava fuori dal lavoro, quando gli piaceva stare in panciolle nello studio a scaldarsi i piedi ciccioni davanti al camino e a leggere un libro. Sulla grande tasca che aveva sul davanti era stampato un fiocco di neve dorato.

«E allora? Devo davvero far volare questo trabiccolo? Tra quanti mesi?»

«Tra tre minuti, se fosse possibile. Massimo cinque, però; siamo già in ritardo.» 

Rennato ruotò gli occhi. L’elfo strabuzzò il baffo. 

«Viti e bulloni, mi prendi in giro?»

«Per niente, amico mio. Te l’avevo detto che la faccenda era disperata e che avevo bisogno di tutta la tua esperienza.»

«Okay l’esperienza, ma qui tu vuoi pure la magia! E chi me la passa? Non di certo la mutua!»

«Sei o non sei un elfo? Dov’è finito lo spirito natalizio?» Babbo Natale portò le mani ai fianchi larghi e dondolò sui piedi, come una boa in balia delle onde. «Quest’anno peccate tutti un po’ di positività e ottimismo. Credo che mi toccherà organizzare un nuovo Camping della Gioia

«Per carità, non ce n’è bisogno!» esclamarono in coro tutti e tre con le mani alzate, buttate all’infuori.

«Vedremo, vedremo. Ma a tempo debito, ora lasciate che faccia le presentazioni. Rennato, questi saranno i tuoi compagni di viaggio per la missione ‘Natale Stellare’: avrai come navigatore niente meno che Peewee, il primo pinguino ad aver percorso la PoloNord-PoloSud con dieci giorni in meno!»

Il pinguino gonfiò il petto e allargò un sorriso pieno d’orgoglio. 

Ora che ci pensava, Rennato ne aveva sentito parlare. Doveva averne letto sul Corriere della Neve.

«Mentre Skrúfaðubolta è uno dei migliori ingegneri meccanici che abbiamo alla Lapponia Express. È in grado di riparare qualsiasi cosa.»

«Sì, ma non di fare miracoli. E fino a dove dovrebbe arrivare quest’anticaglia? Non ci volerei neppure fino alla Luna.»

«…Camping della Gioooiaaa…»

«Te la faccio arrivare dove vuoi.»

 

Babbo Natale sorrise, annuì e batté le mani. «Allora ci siamo, signori. L’importanza della missione la conoscete tutti. A breve vi verrà consegnato il pacco. Voi sarete i miei speciali Babbi Stellari; vi ho anche fatto confezionare delle divise ad hoc!»

Rennato inarcò un sopracciglio. «Ora? E come sei riuscito a convincere quelli della sartoria che-… Camping della Gioia?»

Babbo Natale schioccò le dita e gli strizzò l’occhio.

«Dovevo immaginarlo.»

«Non importa come io sia riuscito a fare le cose, ciò che conta è farle, ma soprattutto: portarle a termine. Quindi…» Babbo chiuse il cerchio creato da loro quattro, poggiando una mano sulla sua spalla e una su quella del pinguino. Guardò ognuno di loro senza smettere di sorridere. «…non tornate senza prima aver consegnato il pacco. E ora andate, figliuoli! Che Santa Claus v’accompagni!»

«Sei tu Santa Claus…»

«Suvvia, Rennato! È in senso figurato! Oh, oh, oh!»

 

Continua…

Mattoni Gialli
Mattoni Gialli

Il blog di due sorelle, una scrive, l'altra disegna. Entrambe amano i libri e un morbido cane giallo :)

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