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I fuochi di Dicembre

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I fuochi di Dicembre

I fuochi di Dicembre

Famiglia è dove c’è calore e affetto. Nel suo cuore lo sa bene anche Silvestro Dicembre, orfano dei genitori, una sola sorella lontana e un onomastico in un giorno speciale dell’anno. Quale scusa migliore per festeggiare tutti insieme? Siete tutti pronti? 3..2..1…. BUON ANNO! 😀

 

L’avventura del mese:
Silvestro Dicembre.

Programmatore.

 

 

E così, anche quella volta l’ultimo giorno era arrivato e casa sua si era trasformata nel solito porto di mare già alle sei in punto, come ogni anno.

Il 31 dicembre.

Croce e delizia della sua vita.

In verità solo croce, ma poi chi se la sentiva sua sorella se le minava ‘lo spirito di San Silvestro’?

Lui, che di ‘Silvestro’ portava il nome, quel giorno l’aveva sempre odiato. Sempre. Da che ne aveva memoria. 

Che diavolo c’era da festeggiare nella vita che passava? 

Diventava vecchio, aumentavano gli acciacchi, i suoi amici si sposavano, facevano figli e non avevano più tempo da passare online a spaccare qualche testa nel videogame di ultima generazione.

Per esempio, i suoi amici di The Division: ma che c’avevano da festeggiare con i parenti che non si filavano per tutto l’anno, e però il 31 dicembre era sacro e dovevano vedersi per forza, mangiare come bisonti all’ingrasso e poi andare a ballare?

Andare a ballare!

E da quando in qua gli over-30 andavano più a ballare?!

Non ci andava lui che ne aveva di meno!

Il mondo stava regredendo, Silvestro se n’era accorto e non gli piaceva… ma era un buon filone distopico per i videogame. Ci avrebbe dovuto scrivere qualche soggetto da presentare al suo capo, magari da sviluppare in qualche semplice punta-e-clicca con rebus legati a robe anni ’80, tipo. Avrebbe potuto essere carino e un buon modo per mandare avanti il suo piano di riportarli in auge. L’aveva sempre detto di essere nato nel decennio sbagliato.

Ad ogni modo, ecco che un nuovo anno si apprestava a finire

Come leggeva di continuo sui profili Facebook dei suoi contatti. In quei giorni ne erano fioccati a iosa di stati-bilancio, per non parlare di quelli sul cibo. Tutti a fotografare il fritto di mare, lo spaghetto con le vongole, le lenticchie e il cotechino. E bicchieri di vino, lo spumante già in frigo quando non erano manco le dieci, i panettoni in guerra perenne con i pandori.

Già poteva immaginare gli stati del 1° gennaio: ‘propositi per il nuovo anno: dietaaa!’.

Perché non si rendevano conto di quanto prevedibile fosse la vita soprattutto in quegli ultimi giorni?

O che qualsiasi buon proposito proclamato a gran voce col nuovo giorno li avrebbe portati a una fine uguale e identica a quella che si erano appena lasciati alle spalle?

Che c’era di così divertente, di così allegro?

Lui, per esempio, avrebbe potuto prevedere in maniera perfetta il prossimo 31 dicembre, a cominciare da quel rompipalle di Primo Gennaio che si sarebbe presentato a casa sua in anticipo per motivarlo ad affrontare l’intero giorno di festa. Bottiglia di vino, il solito panettone con i canditi – che lui schifava da morire e non importava quante volte glielo avesse fatto notare, immancabilmente Primo sarebbe arrivato col panettone e con i canditi. Fossero stati anche in una scatola a parte – e tutta la sua riconoscenza per avergli, come al solito, tenuto il gatto quando non era in casa. 

Si fosse mai accorto, in tutto questo tempo, che ai gatti era allergico da morire. 

Poi sarebbe salita la prof Di Maggio e allora sì che si sarebbero iniziati ad aprire gli sportelli dei ricordi scolastici – sempre gli stessi – e l’avrebbero tirata talmente per le lunghe che, nel momento in cui sarebbero saliti i Giugno e i Luglio, loro sarebbero ancora stati lì. 

Volevi quindi non restare ora che arrivava altra gente?

Che poi perché dovevano salire da lui?

Okay, Janis e Armandino erano abbastanza nerd su fronti diversi, ma alla fine ci restava a chiacchierare volentieri: Armandino chiedeva sempre a quale nuovo gioco stesse lavorando e Janis gli mollava ottimi suggerimenti per le colonne sonore.

Silvestro sospettava che, alla fine, entrambe le famiglie salissero su richiesta dei figli, tanto poi anche i genitori finivano per trovare qualcuno. E se non era la Di Maggio, allora era Rubina.

Da quella volta che le aveva riparato il computer, la signorina Settembre non mancava mai di portargli una bottiglia di vino. Di ottimo vino. Quello sì, che era graditissimo… peccato che poi attaccasse una filippica con Primo che, invece, ne sceglieva sempre uno di qualità pessima.

E mentre tutti fossero stati presi nel vivo della discussione, ecco che nonna Bice avrebbe bussato alla porta con in mano almeno tre vassoi di roba. Ho sfornato troppo, avrebbe detto con il sorriso che le raggrinziva pure gli occhi.

Avrebbe mai potuto rifiutare?

Poi lei si sarebbe accorta della gente già in giro per la casa e avrebbe detto: «Ah, ma siete tutti qui? Facciamo il cenone?»

«Perché no?»

«Questa sì che sarebbe una buona idea, quest’anno sono da sola e avrei voglia di un po’ di compagnia.»

«Allora vado a prendere il resto!»

«E io porto il cotechino!»

«Alle lenticchie penso io!»

«Avevo già messo a bagno le vongole!»

Nessuno, in quel parapiglia, gli avrebbe ovviamente chiesto se a lui andasse bene o avesse altri programmi. 

Silvestro era certo che l’avessero fatto solo una volta e si fossero accorti che stava cercando di inventare qualche scusa, quindi avevano finito con l’ignorarlo e non chiedergli più niente.

Avrebbe potuto fermarli, forse?

Ah! Come no! Avrebbe sfidato chiunque a fermare una banda di signore come quelle.

«Donne», era stata l’alzata di spalle del signor Luglio all’ennesimo autoinvito-condominiale, «saranno sempre più organizzate di noi.»

Agosto si sarebbe unito non appena avesse sentito il sali-scendi tra le scale del palazzo e sarebbe andato a chiamare anche l’indeciso signor Marzo – l’unico forse che avrebbe avuto qualche remora a presentarsi e sarebbe stato a pensarci così tanto da lasciare perdere; lo aveva detto in più occasioni che non sapeva mai che invito accettare a Capodanno tra i mille che gli arrivavano. Steve avrebbe risolto al posto suo.

«È qui la festa?!» avrebbe gridato non appena qualcuno gli avesse aperto la porta e sarebbe stato allora che sarebbe arrivato il primo selfie e il primo tag su Facebook e Instagram.

Silvestro sarebbe finito, suo malgrado, nel circolo delle foto-rituale della fine dell’anno, in una tradizione che non aveva mai scelto di abbracciare di sua spontanea volontà.

Il figlio di Apollonia Aprile si sarebbe unito ad Armandino nella scoperta di nuovi videograme e lei avrebbe portato i piatti di ‘carne’, ché con la scusa che avevano il pesciolino Libero in casa si dispiacevano a mangiare troppo pesce.

Poco prima dell’inizio della cena, sarebbe arrivato anche il signor Otto e avrebbe portato quel pane freschissimo il cui profumo sarebbe filtrato attraverso la porta già prima che il campanello avesse suonato. 

Gli avrebbe offerto un cesto pieno di rosette, ciabattine, filoncini e forme tonde che rimandavano a tradizioni di ogni parte del mondo. Col suo viso pieno e il baffo a ricciolo, lo avrebbe guardato esibendo un sorriso enorme.

«Sono arrivato in tempo, ja?»

Alle sue spalle e sempre un pochino dimesso, quasi con il dispiacere di disturbare, sarebbe arrivato anche il signor Febbraio, lo strizzacervelli… che nel momento del karaoke si sarebbe sfrenato più di tutti sulle canzoni di Raffaella Carrà. Avrebbe sfoggiato un boa di struzzo che – come ogni anno – si sarebbe chiesto da dove lo avesse tirato fuori e avrebbe guidato i festeggiamenti nemmeno fosse stato alla testa di un gay pride.

Quello, ancora una volta, sarebbe stato il suo Capodanno.

O, meglio, il Capodanno del Condominio Buonanno.

 

 

Lui lo sapeva già e forse per tutta la durata dell’anno si preparava a quel momento, senza accorgersene: qualche settimana prima faceva scorta di acqua, bibite, patatine e noccioline, birrette e olive; preparava tavoli e sedie, si accertava che ci sarebbe stato posto per tutti e comprava piatti e bicchieri di plastica. 

Perché, anche se non l’aveva mai voluta, era diventata una specie di tradizione e Silvestro non ne aveva mai avute nella sua vita fatta di pochissimi parenti sparsi per il mondo e quasi sconosciuti.

Nel momento in cui tirò un lungo sospiro il telefono gli vibrò tra le mani.

«Broootheeer!» 

Dalla voce squillante, sua sorella era, invece, il tipico esempio di persona che adorava quella festa e l’atmosfera che le aleggiava attorno. 

Silvestro guardò l’ora e poi tirò su gli occhiali. «Non sei presa dal sacro fuoco del cenone?»

«Certo che sì, ma mi sono ritagliata un piccolo momento per telefonarti. Sai che poi non avrò un minuto di tempo fino alle due o alle tre, ora di Londra.»

«Per quell’ora conto di stare già a letto.»

«Seee, ti piacerebbe? Starete ancora mangiando cotechino e lenticchie, mentre… come si chiama il tipo? Be’, quello che l’anno scorso urlava ‘A E I O U Y’, griderà i numeri della tombola! Dio, ogni tanto me lo vado a rivedere quel video, mi fa sganasciare!»

«Il signor Febbraio è un professionista.»

«Del trenino di sicuro!»

«Idiot

«Nerd. A che punto siete?»

Silvestro lanciò un’occhiata al piccolo salotto di casa, già pienissimo dalle sei del pomeriggio, come sempre, e pervaso dall’odore di vongole. Gli antipasti erano già stati spazzolati e le signore stavano mettendo via i piatti pieni di gusci vuoti.

«Penso che tra una decina di minuti passeremo ai secondi.»

La risata di sua sorella gli perforò un timpano. «Che ti avevo detto?! Alle tre starete ai dolci, se ti dice bene!»

La televisione accesa su quei terribili programmi in diretta da piazze gremite di gente che preferiva gelarsi piuttosto che stare al caldo a mangiare, e poveri ballerini scosciati che fingevano di ridere in camera e non stavano fermi un attimo per non trovarsi in versione ghiaccioli, diffondeva canzoni dubbie di cantantini ripescati da qualche talent dimenticato. La faccia schifata di Janis Giugno che scuoteva il capo la diceva lunga sulla qualità musicale della serata, mentre i signori Luglio improvvisavano un balletto.

«Silvestro!» lo chiamò il figlio degli Aprile a gran voce, affiancato da Armandino; stavano smanettando alla Switch. «Dopo ci fai vedere se riesci a battere questo boss? È difficilissimo!»

Lui si limitò a un gesto della mano e del capo.

«Dai, pare che ti stia divertendo», insinuò sua sorella.

«Mah. Come sempre. Avrei preferito una serata di pace a ‘sto casino. E dire che mi ero fatto il mio programmino di sessioni online…»

«Ma piantala! Non ci credo manco se lo vedo! Ammettilo che per tutto l’anno non aspetti altro che questo momento per stare finalmente in vera compagnia. Li preferisci a me! Quante volte t’avrò invitato a Londra per le feste e non ci sei mai venuto? Vedi che tuo nipote Mickey si è fatto una lista di domande sui videogame che non te ne liberi più!»

«E secondo te perché non ci vengo?» gracchiò una risata, mentre dal telefono sentì proprio la voce di suo nipote che gridava qualcosa a sua madre su ‘della roba in forno che stava cacciando il fumo’.

«Santapolenta, la pie!» ululò Cristina con voce d’aquila. «Tre-due-uno, tanti auguri lil-bro! Mamma e papà sarebbero contenti di non saperti da solo, e pure io, anche se non smuovi le tue chiappe smilze per venirci a trovare. Ma ti voglio bene lo stesso! Ti chiamo più tardi, ciao!»

«Sì, ciao scema. Ti voglio bene pure i-»

Ma sua sorella aveva già riattaccato e lui alzò gli occhi al soffitto.

Li riabbassò quando sentì il gran vociare del signor Giugno e del signor Luglio che si allarmavano.

«Ci siamo!»

«Di già?! Prendo le bottiglie!»

«I bicchieri! I bicchieri!»

«Ma perché ci ritroviamo sempre che siamo ancora nel pieno del cenone?!»

«L’anno prossimo iniziamo a mangiare alle sette!»

E anche se tanto non ci avrebbe creduto nessuno, eccoli che smanettano con le gabbiette in ferro dello spumante, nel mentre che i bicchieri venivano distribuiti in fretta.

Primo arrivò con un bicchiere vuoto per lui. Glielo mollò tra le mani e gli si mise di fianco. Entrambi davano le spalle alla finestra.

«Quindi, anche per quest’anno, il cotechino lo mangeremo alle due di notte.»

«Nonna dice che così porta più fortuna.»

«Nonna Bice le sa tutte.»

«Manca un minuto!» Amleto Marzo era preoccupatissimo, perché non erano ancora riusciti a liberare per bene le bottiglie.

«Via!» esclamò Rubina. «Lasciate fare ai professionisti!» e, armata di coltellaccio, la videro togliere di mano la bottiglia al signor Luglio.

«Assisteremo alla sciabolata rituale anche quest’anno?» domandò Primo con aria accigliata.

«Ho messo in sicurezza i vetri, stavolta.» Silvestro indicò le librerie coperte di pluriball.

«Speriamo non becchi i lampadari.»

«Diavolo, sono a plafoniera!»

«Hai visto mai…» Primo fece spallucce, poi gli rivolse uno sguardo di sottecchi. «Sei proprio sicuro che non ti scocci averci tutti in giro ogni fine anno? Magari hai dei progetti…»

«E come ti è venuta questa illuminazione?» Silvestro lo fissò con occhi sgranati da sopra i fondi di bottiglia.

«Mah, non saprei… più un’intuizione. Però poi, sai, penso: ma a chi spiacerebbe avere il cenone di Capodanno sempre così organizzato?» Primo rise e come al solito non capì niente. Per un attimo lo aveva sopravvalutato.

Silvestro afflosciò le spalle e vide che nel salotto erano tutti pronti.

«Allora, propositi per il prossimo anno-»

«Non mettere in mezzo la dieta.»

«Nah! Quella dal sette gennaio! Tu qualche idea?»

Silvestro ci pensò un po’ e poi guardò tutto il gruppo riunito: a lui quella festa continuava a non piacere, ma era la compagnia a rendere tutto diverso. Forse, il vero spirito del Capodanno era proprio quello. Non contava il tempo, ma con chi lo trascorrevi.

Cinque…

«Il mio buon proposito è che tutto resti com’è.»

Quattro…

«E che buon proposito è? Non si dovrebbe… che so, cambiare qualcosa?»

Tre…

«Perché cambiare, quando tutto è perfetto così?»

Due…

Primo non ebbe la risposta pronta e lo guardò con l’aria di chi non fosse riuscito ad afferrare il suo discorso. Va be’, quando mai era stato sveglio?

Uno…

«…eeetciù!» Silvestro venne colto da uno starnuto improvviso e poi si sentì un miagolio.

«Piffy!» Primo si volse, sul davanzale alle loro spalle era salito il suo gatto. Primo lo portava sempre quando era la notte di Capodanno, per non farlo restare da solo quando sparavano i botti. Difatti il micio saltò subito in braccio al padrone al primo scoppio di fuoco artificiale. 

Per fortuna, però, Silvestro aveva ottimi infissi e il gatto non ne risentiva mai più di tanto.

 

 

Nel frattempo, per tutto il salotto riecheggiava un: “Buona fine e buon principio, Condominio!”, e baci e abbracci, e Rubina che aveva sciabolato senza rompere niente né uccidere nessuno. Arrivò da loro a versare lo spumante e scoccare baci che lasciavano tracce di rossetto.

«Auguri, Silvy!»

«Pure a te, Prìeeetciù!»

Primo lo guardò, poi guardò Piffy tra le sue braccia. «Oh! Ma sarai mica allergico?»

Silvestro sgranò gli occhi per la seconda volta. «Nooo. È la polvere.»

«Ah! E mi pareva, infatti! Oh! Enrico ha fatto partire il trenino! Brigitte Bardot, Bardot!» 

«Ehi! Ma dobbiamo ancora mangiare la frittura di pesce e l’arrosto!»

Primo, però, era già andato: con una mano dondolava il calice e con l’altra il povero Piffy.

Silvestro lo seguì con lo sguardo e scosse il capo, poi si volse e fuori dalla finestra i fuochi illuminavano la città. Quella, forse, era sempre stata l’unica cosa che gli fosse mai piaciuta della fine dell’anno.

No, non i botti.

Proprio i fuochi artificiali. Gli piacevano da sempre e a Capodanno facevano dei begli spettacoli. Ma, dopotutto, che piacere ci sarebbe stato a godere da solo di qualcosa di così bello?

«Ehi, Silvy! Dai vieni, che c’è il secondo!» Steve lo chiamò a gran voce, agitando il braccio, nemmeno fossero distanti un chilometro. Aveva già il telefono pronto per il selfie al piatto. «E dopo, sfidona al karaoke!»

Così, anche quell’anno era finito e un altro era appena cominciato nel condominio migliore che c’era, quello in cui, a ben guardare, ogni scusa era buona per fare festa e stare insieme. 

A dispetto di tutto, non avrebbe mai potuto scegliere posto migliore.

«Buon anno, Condominio Buonanno.»

 

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Mattoni Gialli

Il blog di due sorelle, una scrive, l'altra disegna. Entrambe amano i libri e un morbido cane giallo :)

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