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Salone sì? Salone no? SalTo2019 e antifascismo

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Salone sì? Salone no? SalTo2019 e antifascismo

Dopo tutta la bagarre di queste ultime settimane girata attorno al Salone del Libro, mi ero convinta che non ci sarei andata, per un motivo molto semplice: ero rimasta delusa dal modo in cui l’Organizzazione del Salone avesse gestito la faccenda ‘Altaforte’.

Penso sia abbastanza chiaro, ma noi di Mattoni Gialli siamo politicamente schierati in maniera inequivocabile: siamo antifascisti. Nella nostra famiglia abbiamo chi ha fatto la Resistenza ed è morto per la libertà. Quella che ci permette di poter scegliere di cosa parlare e come farlo, quella che ci permette di scegliere come vestirci, di lavorare, di votare. Quella che, a me personalmente, permette di poter scrivere storie LGBTQ+ e non finire in galera. E questa libertà noi la difenderemo sempre.

Per tale motivo, il pensiero che avrei dovuto dividere la mia stessa aria con dei fascisti dichiarati mi aveva fatto scegliere di non andare al Salone Internazionale del Libro, quest’anno.

Poi c’è stata l’espulsione, ma l’amarezza per provvedimenti presi per il rotto della cuffia non se n’era andata, rimaneva lì, metteva il broncio.

Sabato, invece, è stata la giornata delle ‘casualità’. Esci di casa con un programma ben preciso e una croce sopra al #SalTo19 e poi ti ritrovi sul ponte che collega il vecchio villaggio olimpico all’8Gallery, da cui puoi vedere il padiglione Oval, con le bandiere del Salone che sventolano, la gente che entra ed esce e non puoi far altro che cedere, con un sospiro rassegnato.

 

«Andiamo al Salone?»

 

Anche il Martire è rassegnato, perché se l’era aspettato che glielo chiedessi. Dopotutto, i fasci sono stati cacciati, no? Proviamo a farci passare l’amarezza.

 

E l’amarezza è passata, perché l’abbraccio antifascista che ci ha avvolto è stato bellissimo e rassicurante, mi ha detto che la ragione vincerà sempre contro l’oppressione, che la cultura è strumento di libertà e che non dimentica. Non dimentichiamo.

 

Ho vissuto quest’esperienza al Salone in maniera del tutto diversa da quella degli altri anni, molto votata agli acquisti, ai libri, alle corse tra gli stand, allo scansare la folla. Arrivata lì alle 16, uscita che erano quasi le 21, ho girato tutti i padiglioni trovandoli molto più vivibili del solito: c’era tanta gente, come sempre, ma gli spazi per muoversi erano più ampi, ho potuto affacciarmi a ogni stand, spulciare presso ogni CE, addirittura fermarmi a parlare con qualche gruppo più piccino (da cui mi spiace di non essere tornata, perché avevano un sacco di cose interessanti).

Non ero andata lì con le mie solite velleità di mega-acquisti e mi sono goduta l’atmosfera senza perdermi nulla. E l’atmosfera era bella, bellissima. Molte CE avevano, esposti, poster con scritto “Editoria Antifascista” e anche se da un lato pesa doverlo ribadire ora che è il 2019, dall’altro è sempre bene ricordarlo e ricordare che l’oppressione dei fasci, qui, non ha spazio nemmeno per respirare.

Ciò che mi ha colpito di più, e che magari se non ci fosse stata tutta questa bagarre non avrei notato (come non avevo notato negli anni precedenti, più che altro perché è un genere di lettura che non rientra nelle mie corde), è stato scoprire che la letteratura storica e politica è presente e in maniera molto forte.

Libri sul fascismo, su Mussolini, su Hitler, su Stalin, sul comunismo c’erano. Ed erano tanti.

Ecco, magari è questo che i fascistini che sono andati a lamentarsi di ostracismo e repressione della libertà di parola dovrebbero ammettere: che il loro problema non è che ‘non se ne parla’, ma che ‘non si osanna’. Sono concetti differenti, e mentre il primo è totalmente legittimo e libero, il secondo è da combattere con tutta la forza che si ha a disposizione.

 

Non si può osannare un movimento dittatoriale, non si può osannare un pensiero razzista che imprigionava e uccideva – letteralmente – chi faceva opposizione. Non si può. Non è giustificabile.

 

Quindi, io sabato sono andata al Salone del Libro, ho girato tra tutti gli stand, non me ne sono lasciato sfuggire mezzo, ho portato a casa romanzi di narrativa LGBTQ+, manuali di cucina indiana e italiana, polizieschi africani; ho visto Alberto Angela da vicino, ho adocchiato dei meravigliosi volumi del Ramayana, ho camminato tanto che dopo cinque ore i piedi hanno sventolato bandiera bianca.

 

Ho respirato odore di carta e libertà.

 

Il Salone Internazionale del Libro, anche quando a volte pare deluderti, è sempre casa.

Melanto Mori
Melanto

Geologo non praticante, sta cercando di capire cosa fare da grande. Ha troppi interessi, troppi hobby e manco un soldo. Per Mattoni Gialli è quella che scrive e che si diverte a uccidere personaggi. With love <3

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