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SalTo30 – Trent’anni di Salone Internazionale del Libro, e portarli benissimo

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#SalTo30

SalTo30 – Trent’anni di Salone Internazionale del Libro, e portarli benissimo

Il Salone dei numeri, dei doppiaggi che nemmeno in Formula 1, ma, soprattutto, il Salone dell’Orgoglio. Quello torinese.


Dopo la faccenda dell’Aie e la creazione di Tempo di Libri, si era tutti un po’ preoccupati di come sarebbe stata la 30° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, di quale affluenza avrebbe avuto, delle adesioni da parte delle case editrici. E pare proprio di essersi preoccupati invano perché questa è stata un’edizione fantastica.
Non sono nuova del Salone, ci sono venuta già altre volte, ma nonostante la grande affluenza che ha avuto sono riuscita a girarlo tutto e a vedere tutto (avrei voluto anche comprare tutto, uffa XD). Non sono mancati momenti di calca nelle ore più calde della giornata, che in parte abbiamo sfruttato per consumare il pranzo a sacco e quindi evitare un po’ di ressa.
La prima cosa che ho capito quasi a metà della giornata di sabato (sono stata al Salone sia sabato che lunedì) è stata che: per goderselo pienamente, bisogna fare l’abbonamento. E questo sarà un po’ anche l’obiettivo della prossima edizione.
Se proprio non si vogliono consumare tutti e cinque i giorni all’interno della fiera del Lingotto, allora quattro saranno sufficienti: venerdì e lunedì per poter girare tra gli stand ed effettuare acquisti, sabato e domenica per poter seguire le conferenze e stare dietro alle file impossibili dei firmacopie.
Quest’anno ho scelto solo di rivoltare gli stand come calzini, perché le file per poter assistere alle conferenze o per avere una copia autografata erano improponibili e ci avremmo speso tre quarti della giornata.


E anche qui la coda!

 

SalTo30-filaIo e il Martire (sempre ‘sposato alla causa’) abbiamo iniziato la nostra esperienza del Salone con la coda all’ingresso. E, secondo me, credo che questa sia stata l’unica nota dolente (almeno per il modo in cui io ho vissuto la manifestazione).
Nonostante avessimo comprato online i biglietti, all’ingresso ci è stato detto che avremmo dovuto passare il metal detector… e la coda era infinita quanto unica: abbonati, visitatori giornalieri o anche chi aveva comprato online erano messi tutti in questa fila indiana e ci siamo accodati anche noi. Almeno fino a che non è arrivato un altro omino dello staff che ha richiamato con sé chi aveva già il biglietto per scortarlo a uno degli ingressi secondari, dove la fila scorreva molto più facilmente.
Ecco, io capisco i controlli di sicurezza, ci mancherebbe, ma sarebbe stato meglio organizzarli in maniera più ordinata e veloce: istituire più file, dividere abbonati dai visitatori giornalieri, dare maggiore visibilità alle varie entrate in modo da non far accalcare tutti nel solo spiazzo davanti al Padiglione Uno.
Insomma, poteva essere gestita meglio.
Ad ogni modo, dopo un’oretta di coda eccoci finalmente fare il nostro ingresso nel Padiglione Tre (dato che siamo entrati per l’ingresso posteriore).

 

La Torre dei libri

 

Quando entri al Salone del Libro è come se ti si aprisse la porta per un altro mondo. E questo vale sempre, alla prima come alla centesima volta. La sorpresa di scoprire case editrici di cui non SalTo20-torre di libriavevi idea, e di titoli che nelle librerie della grande distribuzione (ma anche in quelle indipendenti) vengono nascosti da volumi molto più famosi e ingombranti, molto più commerciali. La piacevolezza delle offerte e scontistiche che, vivaddio!, al Salone piovono da ogni parte (e non come alle fiere del fumetto in cui molte CE non ne fanno neppure per scherzo), mi hanno messa nel mood giusto per aprire il portafoglio (e lasciarci il patrimonio che non ho).
La Torre di Libri l’abbiamo vista fin dal nostro ingresso nel padiglione, un bel punto di riferimento mentre si gira tra gli stand e si comincia a prendere confidenza con titoli sconosciuti e interessanti in cui, purtroppo, non ci si sarebbe mai incappati per caso, ma solo per conoscenza.
Il Padiglione Due è quello con i nomi più forti – Sellerio, Feltrinelli, Newton Compton, Fazi – e con la calca maggiore, mentre il Padiglione Uno è quello con gli stand regionali o di stati esteri.
Einaudi, Giunti e Feltrinelli sono stand che ho saltato a piè pari: il primo perché l’offerta dei suoi libri la trovo ovunque, e i secondi perché ci vado di continuo; soprattutto alla Feltrinelli, quindi perché perdere tempo in posti in cui posso andare quando voglio (e con le stesse offerte)?

Andiamo invece a scovare cose nuove!

Lo stand della Gallucci Editore, ad esempio. Fanno dei bellissimi libri illustrati eppure io non la conoscevo. O Barra O Edizioni ha una grande varietà di romanzi di autori asiatici. Allo stand dell’AgenziaX ci hanno persino regalato un volume sull’acquisto effettuato dal Martire.
Tante, tantissime cose che non hanno fatto per nulla rimpiangere l’assenza di grandi nomi come Mondadori o il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol. Anzi! La loro assenza ha lasciato spazio a realtà minori e più varie, quindi continuassero così.
L’unico giro in uno stand che ormai conosco a memoria, visto che ogni occasione è buona per visitare il negozio fisico, è quello de Il Libraccio. Sono una persona debole, lo so! E poi sono pro-LibriUsati. XD
Penso, inoltre, che la trovata della Newton Compton di scrivere sotto ogni titolo ‘un grande thriller’ sia un po’ controproducente: mi volete dire che tutti quelli pubblicati siano dei grandi thriller? Tutti tutti? E io vi dovrei anche credere? XD

 

Incontri con gli autori

 

SalTo-dedicheUna delle cose che non avevo mai fatto e che in questa edizione del Salone mi è capitata un sacco di volte è stata fermarmi ad ascoltare gli autori che, nei piccoli stand, presentavano i propri libri, li raccontavano e a me è piaciuto molto che ci mettessero la faccia e si rimboccassero le maniche per autopromuoversi. Io, poi, che c’ho il cuore debole avrei voluto comprarli tutti per premiare il loro lavoro. Epperò sono anche una persona pessima e non ne ho comprato nessuno (solo perché avevo già dato fondo al patrimonio!), ma ho empatizzato col loro impegno e ho preso tutte le brochure possibili, magari per recuperare più avanti alcuni di questi titoli.
L’unico autore di cui ho preso il libro è stato Federico Ghirardi, presso La Corte Editore.
Per chi non è avvezzo al fantasy magari il nome non gli dirà nulla, ma per me che ho scoperto il piacere della lettura proprio con questo genere e che ho frequentato fandom di scrittura creativa più o meno dagli anni 2000, l’avvicendarsi di determinati autori e titoli è stata quasi la quotidianità. E ‘Bryan di Boscoquieto’ è stato un nome di cui s’è parlato più volte.
Lo ammetto, lo si prendeva spesso in giro perché non era un capolavoro e perché c’era questa moda dell’assurdo da parte delle BigCE di gettare nel mezzo della mischia autori giovanissimi (quattordici, quindici, sedici anni) senza un lavoro di editing che fosse quantomeno decente, con il rischio di farli affossare quando magari avrebbero anche avuto i numeri per poter divenire bravi. Ma niente, quando si tratta di fare BigMoney certe persone sarebbero capaci pure di vendersi la nonna ‘ndorata e fritta.
Scambiando due chiacchiere con l’autore è stato palese come lui ci credesse nel proprio lavoro, tanto da riprendersi i diritti dalla vecchia casa editrice, trovarne un’altra e rimaneggiare l’intera opera.
E, a questo punto, why not?
Perché non provare anche io, come lettore, a credere nel suo lavoro?
Alla fine, una dedica qui, una chiacchiera là e ka-ching! Il primo libro della saga è venuto via con me, e il resto lo si scoprirà solo leggendo 😉

 

Gli ospiti fighi 😛

 

Come detto, ho deciso di tralasciare gli incontri e le conferenze (anche perché il Martire aveva solo sabato per gironzolare e mi sarebbe dispiaciuto tenerlo bloccato nelle file infinite). Ma mi dispiace non essere riuscita a vedere Sepùlveda. Idem per Ortolani che ho adocchiato solo di sfuggita mentre autografava copie del suo ultimo libro allo stand Bao Publishing; lì c’erano due file lunghissime, ed era chiaro che una fosse per Ortolani e l’altra per Zerocalcare. S’è dovuto desistere subito.
Così come la fila enorme alla Feltrinelli dove era sicuro ci fosse Saviano.
Altra cosa che dell’organizzazione del #SalTo30 non mi è piaciuta è stata l’assenza, sul sito, di una pagina in cui venivano riportati tutti gli ospiti che sarebbero stati presenti, il dove e il quando. Era obbligatorio leggersi l’intero programma per riuscire a sapere qualcosa, ma comunque non era sufficiente, così come poche CE avevano, attaccati agli stand, dei piccoli programmi in cui venivano indicati gli autori che sarebbero stati presenti per autografare/disegnare/dedicare la copia in acquisto.
In questo caso, lode al ricco stand di Tunuè che aveva affisso un cartello chiarissimo (oltre ad averlo pubblicizzato anche sulla pagina FB).


Il lunedì

 

Il lunedì, invece, sono tornata al Salone, ma questa volta accompagnata dalla Presidentessa dell’Endless Field Captain Tsubasa Italian Club – ovverosia il primo fanclub dedicato alla famosissima opera di Yoichi Takahashi, Captain Tsubasa (Holly e Benji per i non mangofili).
Partite da casa con tutta calma, eravamo convinte che avremmo trovato poche persone, complice l’inizio della settimana lavorativa… e invece, il Salone è stato in grado di stupirci ancora, piazzandoci davanti infinite scolaresche. L’ingresso è stato comunque molto rapido, perché gli studenti avevano un’entrata a parte.
In questa giornata, ho avuto anche modo di poter seguire un breve incontro sul romanzo del mistero/giallo/thriller. A dire il vero mi sarei aspettata una discussione, e invece si è rivelata solo una presentazione dei propri libri da parte degli autori coinvolti.

 

#SalTo 2018

 

Nei giorni che hanno seguito la chiusura del Salone, si è parlato oltre che di bilanci, anche di come ci si comporterà nel prossimo futuro, si guarda quindi già all’edizione del 2018 in cui pare si voglia cercare di coinvolgere di nuovo le CE ‘separatiste’.
Per me, come lettrice e pubblico, potrebbero anche farne a meno perché la loro mancanza, come detto, non si è affatto sentita. Inoltre, mi sembra d’aver letto che l’edizione 2018 di Tempo di Libri sarà spostata a maggio… e se non è malafede questa, davvero non saprei.
Sono sempre stata dell’idea che di fiere dedicate ai libri non ce ne siano mai abbastanza, ma, allo stesso modo, trovo irrispettoso che si cerchi di pestare i piedi alle altre regioni. L’idea che ci siano più fiere di settore importanti è una cosa bella, bellissima (basti pensare alle fiere del fumetto), quindi se Milano vuole una sua fiera del libro, ben venga. Ma tentare prima di ‘rubare’ il Salone SalTo-acquistiInternazionale del Libro a Torino e poi di voler accavallare le manifestazioni, mettendole nello stesso periodo, è vergognoso e meschino da parte dell’Aie, che invece di fare il bene delle CE e dei lettori che le fanno campare, arrecano un danno a tutte e due: alle CE che magari vorrebbero partecipare ad entrambe le manifestazioni (senza contare quanto sia dispendioso), portando introiti alle organizzazioni e a loro stesse attraverso il ricavato della vendita dei prodotti, e ai lettori, che si vedono costretti a scegliere delle due l’una.
Li mettono all’angolo, e mettono all’angolo le CE.

 

 

E si arriva quindi alla fine di questo resoconto.
Cosa mi son portata a casa oltre a un bel malloppino di cataloghi/brochure/bigliettini?
Ma una piccola torre di libri, ovviamente! E me ne sarei portati via anche di più, se non mi fossi già più che dilapidata. XD Per quest’anno, comunque, credo di essere a posto.
Credo.
E con la testa si è già alla 31° edizione.
I libri non bastano mai.

Melanto

Geologo non praticante, sta cercando di capire cosa fare da grande. Ha troppi interessi, troppi hobby e manco un soldo. Per Mattoni Gialli è quella che scrive e che si diverte a uccidere personaggi. With love <3

1 Comment
  • Tamina

    e io non c’eroooooooooooo!!! :'((((

    30 Maggio 2017 at 18:07 Rispondi

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