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La rosetta di Luglio

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La rosetta di Luglio

La rosetta di Luglio

L’estate è la stagione dei giochi, delle avventure (quelle vere) e dei voli di fantasia, anche quando sei Armandino Luglio, giovane esploratore amante della concretezza, fissato per la scienza, che snobba la fantasia, fino a quando non la scopre! 

PS: Ricordatevi del Club degli esploratori, chissà che non li rivedremo in nuove e fantastiche avventure 😉

 

L’avventura del mese:
Armandino Luglio.

Giovane esploratore.

 

 

La rosetta di Luglio

 

«Secondo me ci tiene dei lucchetti enormi alla serratura.»

«Sì, lucchetti da forziere pirata!»

«Ma che dite? In che anno credete di essere? Sono certo che deve esserci un codice che si aziona premendo qualcosa sul muro ed esce lo schermo per l’impronta del dito o addirittura la scansione dell’occhio!»

«Seee, questa l’hai vista in Halo

«Non siate dei bambini. È chiaro che è una semplice porta blindata, magari di tipo europeo, con chiave a duplicazione controllata e protetta da un defender conico nella parte esterna.»

Nella tenda montata nel parchetto cittadino, e circondata da almeno un’altra decina di tende uguali, calò uno strano silenzio. Cinque paia di occhi si puntarono adagio sulla sesta figura che aveva parlato con la classica nota annoiata di chi quei discorsi li aveva sentiti e smontati troppe volte.

Armandino tirò su gli occhiali tondi che erano scivolati a metà naso. Diede una sollevata alle spalle. 

«Be’, che c’è?»

«E lo domandi?» Nando, patito di videogame, inarcò un sopracciglio. «Non hai un minimo di fantasia!»

«Fantasia? È una porta!» poi aggiunse, in tono più basso: «blindata.»

«Lo sappiamo anche noi che è una porta blindata, Dido.» Paoletto allargò le braccia e le lasciò ricadere sulle ginocchia con un sospiro pesante. «Ma il bello è pensare che non sia solo quello! Altrimenti diventa tutto così… normale

«Ma è normale!»

 

La rosetta di Luglio

 

Erano tutti seduti in circolo al centro della tenda, stavano facendo il punto della situazione e, come ogni volta, dovevano lamentarsi delle sue logiche – e soprattutto esatte – deduzioni. Nessuno ci arrivava mai, stavano sempre lì a infilare fantasticherie. Soprattutto Brina: per lei ogni occasione era buona per dire ‘magari è una magia!’ e tirare fuori il bastoncello di legno di nocciolo dalla punta storta che le aveva levigato suo padre. La bacchetta magica, diceva sempre, dieci pollici e mezzo, con nucleo di cuore di Drago.

Lui era l’unico che cercava la risposta scientifica a tutto. Ma non scientifica finta, sulla falsariga dei videogame di Ferdinando. Lui voleva la scienza vera, quella con le teorie e gli esperimenti riportati sui giornali, in internet e su YouTube. La scienza che era scoperta, progresso e che faceva sognare proprio i futuri impossibili dei videogame. La scienza che lo avrebbe fatto arrivare là dove nessuno era mai giunto prima! Proprio come diceva il Capitano Kirk.

«Dido, noi siamo il Club degli Esploratori. Dobbiamo esplorare, ma se non ci metti anche un po’ di magia e di mistero… che gusto c’è? La normalità possiamo averla tutti i giorni, mica scappa.» Giangi sollevò la bottiglietta di acqua tonica bevuta a metà. 

Avevano cenato con ciò che i ragazzi dell’animazione del campo estivo, Notti d’Estate, avevano cucinato e dopo i giochi finali tutti si erano ritirati nelle tende da campeggio. Nella loro era tutto uno sgranocchiare di schifezze alla luce delle torce dei cellulari, mentre facevano il punto sulla missione settimanale.

Come Club degli Esploratori avevano scelto di risolvere un piccolo mistero locale ed era stato proprio lui, Armandino Luglio, a proporlo. Dopotutto, con il campeggio si erano parcheggiati nei giardinetti dall’altra parte della strada rispetto al condominio dove viveva; era come giocare in casa. 

E quindi, questo era il mistero: come facevano le michette di Otto il fornaio, che aveva il negozio proprio in uno dei locali del Condominio Buonanno, a essere così perfette? Si era sempre vantato, buttando in fuori il pancione tondo e dando un’arricciatina alla punta dei lunghi baffi, di non usare mai macchine industriali, ma di fare tutto rigorosamente a mano. Eppure, avevano dei tagli troppo perfetti, il disegno di una spirale che simulava una stella o divideva il pane in petali. Doveva per forza essere opera di una macchina o di uno stampo.

«Già, è normale pensare che quella sia una porta che si apre con una chiave… un po’ meno credere che Otto tenga nascosto il suo laboratorio dietro un codice segreto perché in realtà, lui…»

«È un agente segreto tedesco!» esclamarono gli altri in coro all’osservazione di Mimì che si era portata la torcia sotto al mento.

Tutti ridevano, Dido tirò su gli occhiali.

«Otto è austriaco…» bofonchiò.

«Non farebbe differenza se fosse una spia nazista!»

«E allora, qui dentro? Si fa ancora baccano?» I sei esploratori ebbero un sobbalzo. Fuori dalla tenda c’era la figura severa di Stefania, una delle animatrici più grandi.  «Filate a letto, subito.»

«Sì, sì!»

«Adesso, Stefy!»

«Ci stavamo già mettendo!»

E giù tutti nei sacchi a pelo, anche se ci dormivano sopra, perché faceva troppo caldo.

Armandino comunque seguì il suo rituale: tolse gli occhiali, li ripiegò con cura e li appoggiò dentro a una scarpa nell’angolo più distante della tenda, così era certo che nessuno ci sarebbe finito con i piedi sopra. Se fosse accaduto, la mamma sarebbe andata su tutte le furie.

 

 

La rosetta di Luglio

 

Quando si volse, i suoi amici erano già distesi e stavano borbottando ancora di spie e nazisti. Anche lì, come se fosse stato possibile. Il nazismo era stato sconfitto da tempo e quelle cose si trovavano solo nei libri di scuola, nei romanzi storici e in Wolfstein 3D.

«Allora spengo le luci», disse Mimì – il cui vero nome era Miao –, «e guai a voi se vi fate scappare qualcosa di puzzolente. Nando, lo dico soprattutto a te!»

«Oh, non è colpa mia! E ho resistito anche ai ravioli di tuo padre: ne ho mangiati solo dieci!»

«Non dare la colpa ai ravioli, adesso. Erano alle verdure!»

«I ravioli cinesi di verdure contengono cavolo cappuccio, secondo la ricetta, o cavolo verza. In entrambi i casi, un consumo eccessivo di cavolo può portare flatulenza. Lo dice la scienza.» 

«Grazie, Dido Superquark», cantilenarono tutti in coro, spegnendo le luci e lasciandolo seduto al centro del suo sacco a pelo con l’indice ben dritto.

Infine, anche Armandino si sdraiò, accompagnandosi a un borbottio.

Mai che nessuno volesse dare credito alle sue spiegazioni scientifiche, tutti preferivano qualcosa di super esagerato e troppo fantasioso. Come Otto e i giochi di spia. E poi con chi avrebbe dovuto scambiare messaggi? Mica c’erano altri austriaci da quelle parti; nazisti addirittura. Forse avrebbe potuto contattare quelli che aveva sentito chiamare ‘neofascisti’… ma come? La maggior parte delle clienti erano nonnine come la vecchia Novembre. Al massimo avrebbero potuto mettere su il Club delle Rossana. E come avrebbero potuto scambiarsi messaggi? Dentro ai panini come fossero i biscottini della fortuna che portava Miao? 

Armandino smise di sorridere e spalancò gli occhi nel buio della tenda. Teneva le braccia sotto la testa e le lasciò lì.

La specialità della panetteria di Otto era quella che tutti chiamavano ‘michetta’, ma che in realtà si chiamava Kaisersemmel, la Rosetta dell’Imperatore. Era di quella rosetta austriaca che avrebbe voluto carpire il segreto: fuori croccante, dentro morbida morbida, con quei semini sempre diversi a decorarla; a volte neri, a volte bianchi, di papavero blu, di sesamo. 

Che strana coincidenza…

Ed era anche vero che austriaci e italiani non è che andassero d’accordissimo, a causa delle vecchie rivalità di guerra. 

Se avesse voluto mandare un messaggio nascosto ai suoi possibili alleati, avrebbe davvero potuto farlo tramite dei panini? E come? Magari tramite l’aspetto? 

Ma sembravano tutte uguali, a parte i semi…

E se i semini, e non la rosetta in sé, fossero stati il ‘messaggio in codice’

Magari il colore o il tipo indicavano qualcosa di particolare. 

E le versioni dolci, col ripieno? E quelle con la glassa di zucchero? 

Inoltre, Otto aveva sempre un modo di parlare fitto fitto con le signore e dopo ridere forte con quel vocione tondo. Poi il vizio di arrotolare la punta del baffo o le occhiatine che gli lanciava di tanto in tanto. Come di sfida. 

Forse Otto lo stava sfidando a scoprire il suo segreto.

Quindi ne aveva uno?

Scientificamente non aveva prove, ma deduttivamente tutti gli indizi lo portavano a una sola soluzione. 

«Otto è una spia dell’Evidenzbureau!» esclamò, balzando a sedere.

«Sta’ zitto, Dido!» dissero gli altri, ma, senza che se ne rendesse conto, la sua fantasia era già galoppata lontano.

 

 

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    Mattoni Gialli

    Il blog di due sorelle, una scrive, l'altra disegna. Entrambe amano i libri e un morbido cane giallo :)

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