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Le note di Giugno

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Le note di Giugno

Le note di Giugno

Giugno è arrivato, insieme all’estate, che si porta via un intero anno scolastico. Tra le mura della scuola si impara molto di più delle sole materie di studio. Qui si inizia a fare i conti con la propria individualità, che spesso cozza con la logica del gruppo: se sei diverso, puoi essere isolato e a volte schernito. Janis non se ne cura e va per la sua strada, con tutta la fragilità e tutto l’orgoglio dei suoi 16 anni. 

 

L’avventura del mese:
Janis Giugno.

Studentessa rock.

 

 

Le note di Giugno

 

«Ma sta ancora con le cuffie nelle orecchie? Che disagio.»

«È proprio un’asociale.»

«Va be’, ma che vi aspettavate? L’avete vista come si veste? Sembra una poveraccia a lutto.»

«Shhh! Non farti sentire!»

«Ma che vuoi che senta? Starà ascoltando uno di quei gruppi vecchi come mio nonno!»

«Sì, i Led Zeppola

«E poi sempre a scribacchiare su quel quadernino… Che ci tiene, il diario segreto?»

«Va be’, ma tanto lo sappiamo che lo fa per ingraziarsi la Frate, così le mette sette al tema di italiano con tre facciate striminzite sulle tracce più assurde. E io che ho scritto tre fogli protocollo pieni di analisi del testo solo sei e mezzo! Quanto mi rode!»

«Oh! Si sta alzando! Ci avrà sentito davvero?»

«Ma quando mai! E comunque meglio che se ne va, così non ce la dobbiamo sorbire pure in palestra. Adesso metti su un po’ di musica seria! È uscito l’ultimo di Cubo Estopp

 

 

Le note di Giugno

 

Più delle idiozie meschine e superficiali delle sue compagne di classe, la cosa che a Janis dà fastidio dal profondo è che sfottano i Led Zeppelin. Soprattutto se paragonati a quelle commercialate terribili che durano il tempo di una stagione e poi spariscono nel ‘machiliconosce’

Cosa va di moda quest’anno? Ah, sì. La trap.

Dieci a uno che le sue compagne ignorano cosa sia la vera trap e da dove venga; pensare di nominare gli OutKast le sembra solo una perdita di tempo.

Così, col suo quadernino pieno di strofe delle canzoni preferite, giri di chitarra e stralci di storielle appena abbozzate, esce nel cortile posteriore della palestra. La prof. Giarrusso sta chiacchierando con quella della Sezione A; fumano nell’angolino più defilato e buttano qualche occhio distratto agli altri ragazzi che palleggiano svogliatamente un pallone da minivolley: è di un giallo sbiadito e non si leggono nemmeno più le scritte.

I primi caldi del mese si fanno sentire alla quinta ora, quando ormai sono tutti abbacchiati e nessuno ha voglia di combinare nulla che non sia tornare a casa; tanto anche le lezioni sono ormai agli sgoccioli e qualcuno si è ritirato già al trentuno di maggio.

Janis, col suo nome pieno di responsabilità, si lascia cadere sull’asfalto del cortile, dove c’è un piccolo scalino. Molla a terra lo zainetto e pensa che lei vorrebbe tornare a casa soprattutto per mettere mano alla chitarra e allenarsi per la lezione di quel pomeriggio con Tommaso.

A quel pensiero, sorride. Gira i capelli nerissimi dietro l’orecchio e si chiede quand’è che sarà abbastanza brava da poter suonare addirittura ‘Alive’ che sta ascoltando proprio in quel momento. A dispetto di quanto creduto dalle sue compagne di classe, le cuffie non stanno passando i Led Zeppelin ma i Pearl Jam, e lei pensa che quelle stupide siano state già punite abbastanza dalla vita perché ignorano chi sia Eddie Vedder. Così torna alle scale, alle strofe e alle storielle, alzando gli occhi di tanto in tanto per vedere cosa offre la fauna giovanile.

Lo sguardo le cade subito sul ragazzo alto e dinoccolato che incrocia sempre durante educazione fisica. La fanno in compresenza nelle stesse ore e le rispettive classi si trovano a dividere la palestra con altre due. Ne è rimasta colpita perché è altissimo e con gambe lunghe da airone, al posto dei capelli ha un covone di ricci strettissimi e, proprio come lei, se ne sta sempre in disparte con un quadernino e le cuffie. Janis non sa se scribacchia o appunta strofe, ma da tempo ha l’impressione che disegni: di solito è seduto a terra e tutto curvo su qualche stelo di gramigna a guardarlo da vicino, quasi a metterci dentro il naso.

Sorride e in cuor suo si sente meno diversa da come vogliono farla passare, perché vede di non essere sola e che, in fondo, la diversità non esiste, esiste solo la ‘varietà’. Come per le piante, così per le persone.

Janis sorride, abbassa di nuovo gli occhi sul quadernino ed è pronta a tornare alle sue cose, quando sente la voce fastidiosa di Marcello Morelli che si alza di un tono; arrogante come al solito.

«Ohé, Robè, stai sempre a disegnare fiorellini? Ma non sarai mica un po’ gay?»

«Gaaay!» Rossi, il miglior amico di Morelli, subito gli fa il verso perché non sa fare altro nella vita e calca una manata in testa al ragazzo che cerca di scrollarselo di dosso.

«E poi che ti ascolti?» aggiunge Marcello, togliendogli la cuffietta. Se la porta all’orecchio, fa una faccia contrita dallo schifo e gliela lancia addosso. «Ancora con quella roba elettronica senza senso? Ma se manco cantano!»

«Grazie tante, è bioacustica. Genio», ribatte il ragazzo seccato.

«Oooh, bioacustica.» Morelli solleva le dita e gli fa il verso, con Rossi che ride. «Anche questa sembra una cosa molto gay. Ammettilo che lo sei, dai!»

«E tu sei molto omofobo, ammettilo, Morelli.»

Morelli si gira e le scocca un’occhiata di pura noia mentre fa ruotare gli occhi in alto. 

«Chi ti ha invitato, Giugno?»

«Tranquillo, non lo voglio un biglietto per la Fiera dei Cretini

«Ma pensa ai fatti tuoi, ché sei una sfigata!»

«Morelli!» La voce della Giarrusso tuona sopra tutte. Marcello infossa la testa tra le spalle. «Che sono queste parole? Non le voglio più sentire, è chiaro?»

«Si scherzava, prof…»

«Non me ne frega niente.»

Morelli sbuffa, fa un cenno a Rossi con la testa e poi si allontanano, senza prima averle lanciato un’occhiataccia.

«La prossima volta, non venire a rompere.» Le intima, passandole accanto.

«E tu prega di diventare intelligente.»

«…ci vorrebbe un miracolo per quello», mormora Roberto dopo un pochino che se ne sono andati e non può essere più sentito.

 

 

Le note di Giugno

 

Janis abbozza un sorriso e poi si siede accanto a lui sull’asfalto del cortile. Con il mento accenna al suo quadernino. «Che disegni?»

Roberto solleva una spalla, si mordicchia l’interno di una guancia e abbassa lo sguardo sull’erba selvatica dove spunta un fiore giallo, simile a quello dei denti di leone.

«Un Crepis leontodontoides…»

«Non si chiamano Tarassacoqualcosa

«Stessa sottotribù, genere diverso.»

«Oh…» Janis allunga il collo, sbircia il disegno che ha abbozzato e sgrana gli occhi. «Ammazza! Ma sei bravissimo!»

Il ragazzo solleva di nuovo la spalla, cerca di minimizzare il suo entusiasmo, ma lei gli dà di gomito.

«E senti, cos’è quella cosa di cui parlavano? Elettronica?»

«Bioacustica.» Roberto ha un guizzo che gli solleva le labbra coperte da una peluria scura scura a cavallo tra un baffo e un ‘cistoprovandoaesserlo’. È come se d’improvviso si animasse. «In pratica gli impulsi elettrici delle piante possono essere trasformati in suono. Vuoi sentire? Ho composto della musica con il Ficus benjamina e i ciclamini di mia madre! Ma vado in giro a campionare le tracce!»

«Scherzi? Che ficata!» Janis porta la cuffietta alle orecchie e anche se il genere è tutt’altro rispetto quello che ascolta lei, sapere che le piante possano ‘suonare’ trova che sia incredibile. Eppure, sente le note negli auricolari; peccano ancora di armonia, ma sono chiarissime… chissà se con un giro di chitarra… «Ascolta, io a casa ho un sacco di grasse. Suonano anche loro?»

«Certo!»

«Wow! Allora se hai bisogno di campionarle, possiamo metterci d’accordo! Vieni da me! Vorrei un sacco vedere come fai!»

Roberto accetterebbe subito, Janis glielo legge negli occhi, però si ferma a un passo dal dire ‘sì’ e torna a incurvarsi un po’.

«E poi dirai anche tu che sono strambo e faccio cose strambe.»

«Gli strambi veri sono quelli che credono che dare dell’omosessuale sia un’offesa. Ah, no, quelli sono stronzi.»

Il ragazzo ride e nel farlo scopre anche le gengive. Poi allunga una mano.

«Io sono Roberto Vecchioni.» Un po’ si imbarazza. «I miei c’avevano il pallino, e così…»

«Dillo a me.» Lei è tutta un sorriso. «Janis Giugno.»

«Come la Joplin?»

«Come la Joplin.»

La normalità, dopotutto, è solo un’imposizione sociale.

 

 

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    Mattoni Gialli

    Il blog di due sorelle, una scrive, l'altra disegna. Entrambe amano i libri e un morbido cane giallo :)

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